ROMAGNOLO COSTA-SUD: dall’Arabo Normanno ai gioielli perduti del liberty.

DOMENICA 25 GIUGNO - ORE 16:30

Costo: 10 € (guida turistica, accompagnatore e affitto whisper)

 

- Ponte dell’Ammiraglio

- San Giovanni dei Lebbrosi

- Stand Florio

- Ecomuseo del Mare-Memoria Viva 

 

A onore e gloria di quest’antico PONTE DELL’AMMIRAGLIO, il 3 luglio del 2015 è entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità (Unesco) e ad arricchire quel tesoro di storia e monumenti, dell’itinerario Arabo – Normanno, della città di Palermo e delle cittadine di Monreale e Cefalù, parte anch’esse dell’Unesco. Un tempo sotto le arcate del ponte scorreva il fiume Oreto, in epoca araba il fiume era chiamato Wadi Al Abbas. Il ponte medievale costruito dall’ammiraglio di Ruggero II Giorgio D’Antiochia nel 1125, per oltrepassare il fiume Oreto. Il ponte, non più in funzione dopo la deviazione del fiume, è il frutto di un’ingegneria medievale straordinaria visto il periodo, l’uso d’archi molto acuti permetteva al ponte di sopportare carichi elevatissimi. Fu teatro nel 1860 degli scontri tra Garibaldi e i suoi mille contro i Borboni durante la presa di Palermo, episodio ricordato da una lapide. 

Proseguiremo quindi verso la chiesa di SAN GIOVANNI DEI LEBBROSI, forse la più antica chiesa latina della città, presenta delle affinità con le prime chiese costruite dai normanni in territorio messinese durante il periodo della Contea (1060- 1130), e si contraddistingue per alcuni caratteri singolari della costruzione, come l’uso dei pilastri per dividere le navate. La piccola chiesa,  dedicata a San Giovanni Battista, prende il suo toponimo dall’annesso lebbrosario, del quale oggi più nulla esiste, che Ruggero II fece edificare, verosimilmente in memoria del fratello Goffredo, che secondo il cronista Goffredo Malaterra era morto di lebbra. Una pergamena conservata nel tabulario della Magione contiene una concessione di Guglielmo I (datata maggio 1155), che afferma che l’ospedale era stato edificato dal padre, senza però indicare l’anno della edificazione.

Infine scenderemo verso il mare, e concluderemo presso uno dei simboli meno conosciuti del florido periodo liberty palermitano, lo STAND FLORIO. Lo stand Florio si trova nella zona della Colonnetta” e fu realizzato da Giovan Battista Basile, su progetto di Ernesto Basile,  nel 1905, in uno dei tratti più suggestivi del litorale palermitano, per la famiglia Florio. E’ ritenuto uno dei gioielli del liberty palermitano. Lo stile pero è profondamente influenzato dalla cultura islamica, inoltre è una delle prime strutture siciliane di età moderna costruite utilizzando il ferro. Infine l’ECOMUSEO DEL MARE MEMORIA VIVA: Le diverse installazioni video, audio, fotografiche, sonore, accompagnate da testi e parole raccontano al visitatore “il patto” ancora possibile tra i palermitani e il proprio mare. E’ un racconto corale fatto da decine e decine di testimonianze, storie biografiche, pezzi di storia della città, storie dei luoghi. Tante sono infatti le famiglie palermitane che hanno partecipato con fotografie e video o raccontando davanti alle videocamere o ai registratori una storia, un pensiero, una battaglia intrapresa o un desiderio che ha a che fare con il mare di Palermo. Negli spazi dell’ecomuseo troverete tante storie e tante voci che raccontano le trasformazioni di questa città complessa ma anche la vita e il lavoro di tante persone, testimonianze di una memoria viva che indicano, a chi saprà ascoltare, prospettive future.